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marcel_moire
le journal lointain


Diario


17 agosto 2009

Dedicato a Lorenzo

Contrariamente all’amore che le portavo lei mi porgeva solo il suo sorriso. Apriva la finestra volgeva lo sguardo verso di me e mi sorrideva. I denti distratti. Il vento che soffiava dentro una camera d’albergo vuota e bianca. Lei napoletana e sposata. Ma sì la colpa è mia.

Ci siamo incontrati a Londra nella National Gallery entrambi persi davanti all’Acconciatura di Degas. Il capo dell’acconciata all’indietro per permettere ai visitatori di assaporarne il caramelloso collo. Ed io intanto guardavo i sandali e i piedi della turista immobile e il quadro e la testa e il collo caramelloso della protagonista.

Era lì con il marito. Lui le rivolge la parola. Sembra che sia interessato ad andare via. Io rimango. Lo sguardo di lei rimane posato sul quadro. Ma lei conosce la storia di questo quadro?, le chiedo io. No, dice lei. E non vuole conoscerla? , le domando. Sì, risponde lei. E non distoglie nemmeno per un istante il suo sguardo dall’impasto. Beh, incomincio io, la moglie di Degas una ricca signora aveva scoperto un giorno che il marito la tradiva con una contadina. Allora chiese al marito di farsi ritrarre in deshabillé e con la contadina che le pettinasse i capelli. Il marito pur stupito dal desiderio accettò ma volle rivestirla di rosso caramellato. Finito il quadro la contadina fu fatta allontanare per sempre. Quando giorni più tardi la moglie gli chiese perché avesse dipinto il quadro di rosso, il marito rispose:… perché tu sei la mia alba e il mio tramonto.

Bella storia, dice lei dopo un minuto. Peccato però che non sia vera, sorride, Degas non si è mai sposato. Chi è lei? , mi chiede. Sono Antonio Cane. E lei come si chiama? Anna. E mentre dice Anna le scorgo i denti bianchissimi e distratti. A cosa pensa?, le chiedo. Mio marito mi starà aspettando. Si gira e mi guarda per la prima volta. Ricambio lo sguardo fingendo di controllare l’eccitazione.

- continua -




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16 agosto 2009

L'acconciatura

  A fianco una strega moderna presa e immobilizzata. Un'istantanea.

E mi diceva di restare fermo anch'io. Ma come facevo a stare fermo io?
E mentre fumo, piango. E la sua immagine già sfuocata quasi scompare.





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30 marzo 2009

Who are the others?

Jane, an old friend of me, was asking me insistently and every time we met us each other: "Who are the others?". I cannot explain myself why she was not asking for the Microbugs. I smile if I'm thinking of Jane, the little Miss Jane, a very curious woman with a very strange nose. Yes, the others are people who are not interested to talk about themselves, I answered. Jane was asking whether she is one of them, one of the others. No, the answer was no. The others are not asking for themselves. They know they are one of them and they don't need to ask for that. But why she was asking every time we met us each other? Every time as like the firs time? She died on November 2005, she was eighteen. I supposed, she was not really interested of this discussion. She tried to speak to me, yes she tried barely to speak with me.




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8 gennaio 2009

Dittatura

Stranamente con il passare del tempo capisco che non posso scrivere in questo blog tutto quello che voglio. Un po' perché mi piacerebbe scrivere un paio di parolacce. Tanto per buttare fuori un po' di rabbia. Per buttare fuori un po' di delusione. Per buttare fuori un po' disperazione.




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26 ottobre 2008

Es ist umso schwerer

Es ist umso schwerer, dass wir uns nich verstehen. Vielleich weil wir verschiedene sprachen sprechen.
Es ist umso schwerer...meine Zuneigung zu dir ist nur eine Art zu sagen wie ich mich viel Liebe. Nothing and nobody can tell me why I have to speak with you again. I have no intentions to explain this. No non vorrei essere qui in questo momento. Ma ti amo! e come posso lasciarti andare così.
Era quello che mi diceva e poi guardava oltre. Da un'altra parte.
È vero: era più difficile lasciarla andare che cercare di convincerla a rimanere. Judith from Peru porque no me quieres mas? Judith I dont understand you. Das war nicht nur sex! Das war vielleicht auch ein bisschen Liebe!




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24 maggio 2008

Compleanno

Oggi compie gli anni mia sorella.
Ci vediamo così di rado. Succede spesso che mia sorella, quando ci vediamo, mi ricordi delle frasi che presumibilmente avrò proferito, ma che onestamente non reputo possano essere state nemmeno pensate da me.
Oggi mia sorella compie gli anni.
Provo a chiamarla al cellulare, non risponde.
Mi giro e rigiro sul letto. Abbiamo appena finito di fare all'amore.
Fa troppo caldo.
E non devo dimenticare che oggi mia sorella compie un anno in più.
Chissà forse mia sorella è innamorata. Ha sicuramente un nuovo lavoro.
Lo so perché me lo ha detto nostra madre.
L'ultima volta che ho provato a parlarle al telefono è stata una domenica mattina.
Erano verso le 12:30. Mi ha risposto assonnata dicendomi che l'avevo svegliata.
Mia sorella oggi compie non so nemmeno quanti anni.
Devo mettermi a fare il calcolo. Pensare alla mia età.
Provo ancora a chiamarla al cellulare ma parte la segreteria telefonica.
Le lascio un messaggio sulla segreteria: Buon Compleanno, sorella! ti richiamo dopo...
Ma se poi mi dimentico?




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17 aprile 2008

Tristessa

Ma è mai possibile che abbia vinto n'altra volta Berlusconi?

Che Tristessa.




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2 aprile 2008

Aspetto mellifluo

Forse un post qui è neoplastico mi avvolge in maniera melliflua lasciandomi dietro un retrogusto agro-dolce. Come un dopobarba da poche lire.

Certo Zeroboy mi chiede di raccontare la mia lovestory con la mia siciliana.

Abbiamo discusso su questo e lei dice che non vuole che se ne parli in un blog.

A lei non piace minimamente l'idea che qualcun altro possa venire a conoscenza dei fatti suoi.

Le ho detto che avrei condito il tutto con un po' di sana fantasia caniana.

Non vuole e mi piegherò al suo volere.

Ma lasciare qui un post - benché - neoplastico mi è assolutamente necessario.

E poco importa se a nessuno piace freddo.




permalink | inviato da marcel_moire il 2/4/2008 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


17 marzo 2008

Antonio Cane

Certo è passato un bel po' di tempo dall'utlima volta che ho scritto.
Non nascondo una certa emozione nel ritornare in questo blog.
Ho conosciuto una siciliana speciale che mi ha sorriso e ammaliato all'improvviso.
Sì la mia storia con Sandra si è conclusa felicemente.





permalink | inviato da marcel_moire il 17/3/2008 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


13 aprile 2007

Aspettando su una banchina di una stazione

Ho deciso di essere un extraterrestre forse all'età di 17 anni.

All'epoca mi reputavo un alienato. Forse avrei dovuto dire meglio alieno.

Non credo che sia stata una scelta consapevole. Del resto non credo di
compiacermi di ciò.

Mi ricordo che a 17 anni mi succedeva spesso di sbagliare treno e di ritrovarmi
spesso ad aspettare su una banchina di una stazione di un paesino sconosciuto.
Il paesino sconosciuto. Il mio passato sconosciuto. Io solo. Senza nemmeno un
libro che mi facesse compagnia.
Solo una volta ricordo che una ragazzina si era sbagliata anch'essa.
Era evidente
la nostra intesa.
E abbiamo fatto ingenuamente amicizia. Durata pochi minuti.
Poi all'università sbagliavo il bus.
Un giorno incontrai una certa Selene in una fermata di bus. Mi spiegò che il suo
nome aveva origine greca. Niente da dire: era bellissima.
Era evidente la nostra intesa.
Anche quella volta amicizia e comprensione è durata pochi minuti.
Più tardi mi sono trovato anche a stazionare in laboratori di partiti marxisti eversivi.
Anche quell'episodio fù un attimo. Cercarono di convincermi a collaborare.
Non ci riuscirono.
C'era una giovane bionda a stazionare in quel posto in maniera sporadica.
Penso che anche lei avesse sbagliato treno. Era evidente la nostra intesa.
Almeno con gli sguardi. Non ci siamo mai parlati.
La verità è che non volevo ammettere a me stesso di essere un extraterrestre.
Ad averlo accettato prima avrei avuto sicuramente una storia con la più
bella extraterreste che avessi mai potuto incontrare al mondo. Bellissima.
E invece no. Testardo. Testone. Non mi è mai piaciuta la parte dell'alieno.
Quando si è giovani si è convinti che si possa cambiare. Beata ingenuità.

Ora mi sento già meglio perché sò che non potrei cambiare manco a volerlo.
E sono un extraterrestre. Sbaglio ancora treno.
Mi nascondo spesso dietro un libro. Occhialuto da occhiali che fanno trend.
Un capello lungo nero tre chic boutique. Vestito di nero unto-sporco.
Scarpe Reebok per non sbagliare. Nere anch'esse.

Staziono sbagliando treno nelle stazioni.
Aspettando su una banchina di una stazione di un paesino sconosciuto.
Con la mia macchinetta fotografica digitale.
Cercando di catturare nella migliore inquadratura possibile la donna
extraterrestre meglio vestita. Col culo rotondo e le tette sporgenti.

Spesso i risultati sono deprimenti. Delle volte le foto non rendono
bene l'intenzione. Del resto ho paura che mi piglino in flagranti.
Poi non sono manco sicuro di voler fotografare le extraterrestri.
Fotografo e basta.
Ammesso poi che io riesca a riconoscerle, le extraterrestri.
Ci dovrebbe essere un senso simile al fiuto ad aiutarmi.
E invece credo di esserne sprovvisto.






permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 20:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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